Globalizzazione e prevenzione tra politica, scienza e lavoro

Globalizzazione e prevenzione tra politica, scienza e lavoro

Vincenzo Lucarelli

Dopo un’estate tra molestie di piazza, trionfi di pubblicità, festival di partiti, normativa sugli immobili, disoccupazione galoppante, costo del lavoro e incidenti rilevanti in ambienti di vita e di lavoro il Paese sembra avere smarrito il buonsenso. Mentre si avvia verso un autunno carico di preoccupazioni e di malinconie per i timori prodotti dalle incognite circa la soluzione vera ai problemi presenti nella coscienza collettiva. Problemi che conferiscono una fisionomia drammatica alla quotidianità esistenziale.

Con tale premessa la SAIL626 non vuole riproporre un monotono piagnisteo, sia pure giustificato da una miriade di sinistri segnali di incertezza e di una stucchevole retorica politico-sociale intorno alle condizioni ingiuste di una società, vittima di una crisi globale apparentemente senza sbocchi.

D’altra parte, un Organismo come la SAIL626 non intende mettere la testa sotto la sabbia, ma farsi interprete di alcuni mali per ridurne, quanto meno, i rischi presenti non soltanto nei luoghi di lavoro.

Non a caso, la prevenzione è sempre stata la stella polare per coloro che ne applicano i postulati. E che non hanno dimenticato come utilizzare al meglio il progresso tecnologico (con tutto quel che segue), alla luce del disagio sociale che si palpa quotidianamente nel territorio. Sul quale il sistema capitalistico ha disseminato numerose cattedrali, abbandonate e in disuso, responsabili di sprechi di pubblico denaro e soprattutto di soverchie illusioni circa un futuro di benessere.

Cosicché, prevenire non significa soltanto curare. Piuttosto mettere un freno al declino di quasi mezzo secolo di fatica nonché di lacrime e sangue. Su cui sono venuti a mancare elementi fondamentali di identità tra le parti in causa. Spesso in conflitto!

La spiegazione sta, innanzitutto, in una globalizzazione fuori controllo e altresì nell’ alterazione dei rapporti tra politica, capitale, imprenditoria e lavoro a cui sembra venuta meno la capacità di mediazione tra esperienza vissuta, vita civile e crescita economica.

Persino il Sindacato è chiamato in causa, perché da tempo vive una crisi di rappresentatività e di interpretazione di interessi legittimi avendo perso una parte significativa di credibilità verso l’intero Paese.

A questo punto, è gioco-forza domandarsi se prevenzione e società vadano ancora insieme, affinché non prevalga l’indifferenza verso le Istituzioni, peggio ancora uno scetticismo senza freni inibitori. Anticamera questa di una pericolosa radicalizzazione del rifiuto al dialogo con le molteplici controparti presenti sul territorio.

Una recente analisi a riguardo merita una breve chiosa pubblicistica che segna l’avvio di una rotta credibile, nel momento in cui si fa carico di un confronto bilaterale, capace di aprire una prospettiva di cambiamento.

Un esempio, fra i pochi in itinere, è offerto dalla riscoperta di alcuni precursori della Biologia, se è vero che la prevenzione non è fatta solo di tecnica, o di organizzazione del lavoro e di normativa di settore, bensì si estende anche all’attualità. Che si ritrova, guarda caso, in uno specifico percorso di ricerca. Che ha visto la luce nella riflessione mirata sull’opera di Claude Bernard, per merito di Fiorenzo Conti, autore del libro, “Claude Bernard e la nascita della Biomedicina”, che mette in evidenza, per i tipi di Raffaello Cortina, un professionista della materia, sconosciuto fino a tempi recenti. Questi richiama l’attenzione sulle scoperte della Biologia, definita “sempre più avanzata” da Il Corriere della Sera (a pagina 23 del 29/07/2013), in una esauriente nota esplicativa, a firma di Edoardo Boncinelli. Che, in particolare, sottolinea il cambiamento di paradigma che avrebbe spostato “il baricentro della pratica medica” dalla conoscenza personale (e dall’autorità di alcuni individui di alto prestigio) “a una più modesta confidenza della bontà dei risultati perseguiti dalla sperimentazione”. Più specificatamente, Boncinelli cita quali siano per Bernard gli scopi della medicina sperimentale al fine “di modificare -o regolare (almeno fino a un certo punto) le potenzialità nascoste della macchina vivente”.

Infatti, secondo la SAIL626, tutto ciò è la conferma della necessità di allargare il campo di osservazione dei fenomeni legati all’insicurezza e all’igiene nei luoghi di vita e di lavoro. Soprattutto in uno spazio pubblico locale, ricettivo di una più autentica umanizzazione della solidarietà in campo prevenzionale e sociale.

 

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