Disastro ambientale a Bussi in provincia di Chieti. Il C.S.M. riapre il caso Montedison

Disastro ambientale a Bussi in provincia di Chieti. Il C.S.M. riapre il caso Montedison

Vincenzo Lucarelli

Su intervento del Consiglio Superiore della Magistratura verrà riaperto il fascicolo relativo ai veleni illecitamente riversati dalla mega discarica Montedison nel fiume Pescara che attraversa una parte significativa del territorio regionale abruzzese. Vicenda su cui la SAIL626 con questo online si è occupata ampiamente a suo tempo; per cui quanto si sta per delineare merita senz’altro uno specifico approfondimento.

La decisione di cui sopra, a pochi giorni dalla sentenza “in itinere”, è dovuta alle dichiarazioni di due giudici popolari, che probabilmente non avrebbero espresso, con la necessaria serenità, il loro giudizio di merito, condizionati forse da articoli di stampa sul disastro specifico avvenuto nell’arco di numerosi anni lungo l’alveo del fiume Pescara.

Non è, quindi, a caso che i magistrati all’uopo investiti nella loro responsabile funzione di accertamento delle responsabilità sarebbero stati indotti a derubricare l’inquinamento delle acque da doloso a colposo. Conseguenzialmente, con ogni probabilità, il processo andrà rifatto per verificare in modo approfondito le rivelazioni della stampa al fine di accertarne l’intrinseca veridicità. E soprattutto la validità scientifica.

I dubbi sollevati dalle rivelazioni in corso hanno richiamato l’attenzione del sindaco di Bussi, il quale avrebbe chiesto un ulteriore giudizio di merito, particolarmente da parte della Suprema Corte di Cassazione. Peraltro, secondo il Primo Cittadino di Bussi, come da dichiarazioni rese alla stampa locale, “nel processo mancavano gli imputati e, nella fattispecie, anche la Regione Abruzzo, la Provincia di Chieti e Pescara e quanti erano a conoscenza della contaminazione dei terreni lungo il fiume preso di mira”.

A riguardo, il Comune di Bussi si costituirà, quasi certamente, parte civile nell’eventuale ripetizione del processo. Oltre a nutrire la speranza di potersi appellare alla sentenza del Consiglio di Stato, “che ha bocciato il provvedimento con cui il Ministero dell’Ambiente aveva imposto alla Montedison la modifica delle discariche inquinanti entro 30 giorni”.

 

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