In Francia stress da lavoro. In itinere come malattia professionale

In Francia stress da lavoro. In itinere come malattia professionale

Vincenzo Lucarelli

Nei giorni scorsi sono stati presentati all’Assemblea nazionale francese 3 emendamenti a una legge sul dialogo sociale, riguardanti l’esaurimento nervoso insorgente nei luoghi di lavoro come patologia meritevole di risarcimento. Sempre che le aziende chiamate in causa ne risultino responsabili obiettivamente.

Il disturbo, che viene definito con il termine inglese burnout (tradotto significa bruciato), è una condizione fisica e psichica con la quale si riducono notevolmente le capacità reattive allo stress.

Peraltro, tale condizione non trova riscontro nei numerosi testi internazionali di riferimento come vera e propria malattia da lavoro, anche se può insorgere (indifferentemente) in qualsiasi ambiente di produzione a seguito di accertamento da parte di esperti della materia, impegnati a verificarne il manifestarsi. Unitamente allo stato d’animo di chi ne è colpito.

Siamo, quindi, di fronte a una sofferenza in divenire che viene qualificata come pigrizia a svolgere un lavoro carico di stimoli depressivi.

D’altra parte, il burnout non ha acquisito una definizione inequivoca, per il sussistere di discordanze concettuali e pratiche, perché in Francia sarebbero a rischio non meno di 3,2 milioni di lavoratori. Mentre, un primo riconoscimento dello stress da lavoro è stato attribuito soltanto a 239 soggetti. Per converso il rapporto di causa ed effetto tra lavoro e malessere è calcolato ormai al di sopra del 25%. Un dato percentuale significativo se messo a raffronto con la perdita di una mano calcolata al 20% di invalidità; senza dimenticare che la Francia ha adottato da tempo la formula delle 35 ore settimanali di lavoro. Per cui il riconoscimento della legge sul dialogo sociale graverebbe, come costo per le cure di recupero operativo, sulle aziende.

Ora, sull’argomento i Sindacati già si sono schierati a favore dell’iniziativa, mettendo in discussione taluni termini contrattuali nella convinzione che i datori di lavoro debbano essere più solleciti, e attenti, allo sviluppo della capacità di salute dei prestatori d’opera impiegati nelle loro aziende.

Sotto questo profilo appare necessaria la ricomposizione, su nuove basi, della questione specifica, legata tanto al lavoro che manca, quanto alla sua organizzazione e struttura produttiva, non potendosi condividere un’umanità di lavoro fatta di separati, alla luce dei nuovi saperi e di una nuova modernità in grado di spezzare la catena delle imprevidenze.

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