Paradigmi di sviluppo e rischio di sopravvivenza per la terra

Paradigmi di sviluppo e rischio di sopravvivenza per la terra

Vincenzo Lucarelli

Più volte, soprattutto negli ultimi lustri di questo secolo, a nome e per conto della SAIL626 ci siamo occupati dei problemi insoluti che minacciano il nostro pianeta.

Ormai, è convinzione diffusa diminuire per quanto è possibile l’occupazione del territorio dall’avanzata del cemento. Infatti, lo spazio dei territori non ancora urbanizzato è diminuito dell’11,7%, a fronte di un limite che non doveva superare il 15%, perché si sarebbe corso il rischio di compromettere il suolo da destinare all’agricoltura.

Bastano, a riguardo, alcuni dati recenti, relativi alla concentrazione dell’anidride carbonica valutata a 387 ppm, mentre i limiti ritenuti sopportabili erano stimati a 350. Cosa che non può passare sotto silenzio, anche per quanto concerne l’azoto nell’atmosfera che andrebbe ridotto complessivamente almeno di 121 milioni di tonnellate su base annua, per riportare il peso citato a 35 milioni come limite invalicabile.

Le due sostanze, anidride e azoto, entrambe sono nocive per l’effetto di acidificare gli oceani e, quindi, capaci di ridurre le risorse idriche disponibili per la salute di un mondo globalizzato sempre più in crisi economica e sociale. Peraltro, è stato calcolato che 6 miliardi di persone consumino 2600 km³ di acqua a fronte di una popolazione in crescita che si avvicina a superare i 10 miliardi di unità viventi, vista anche l’impossibilità che tale cifra possa calare a 4 miliardi di esseri umani.

Stando così le cose, si fa strada l’urgenza di impiegare soluzioni tecnologiche per aumentare, e migliorare, la disponibilità di acqua potabile e di cibo per tutti.

D’altra parte, l’EXPO 2015 in corso a Milano ha varato una specifica “Carta” su cui si è intrattenuto sia il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella (che ne ha sottoscritto il testo per l’Italia), sia Angelo Scola Cardinale dell’Arcidiocesi Ambrosiana, che hanno ribadito rispettivamente la necessità di stimolare e incrementare la ricerca scientifica e tecnologica per lo sviluppo di una qualità della vita, intrinsecamente sostenibile.

 

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