252 morti sul lavoro da gennaio 2015 ad oggi. INTERROGAZIONE PARLAMENTARE A RISPOSTA SCRITTA DELL’ON. ALFONSO BONAFEDE del M5S

252 morti sul lavoro da gennaio 2015 ad oggi. INTERROGAZIONE PARLAMENTARE A RISPOSTA SCRITTA DELL’ON. ALFONSO BONAFEDE del M5S

Vincenzo Lucarelli

Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”, recita un antico adagio, soprattutto se i destinatari prendono sotto gamba chi li interroga mettendo nero su bianco in fatto di morti sul lavoro in agricoltura.

In verità, bisognerebbe proporre una lettura mirata: (al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, al Ministro delle Politiche Agricole e Forestali nonché al Presidente del Consiglio dei Ministri) di un testo dell’antichità greco-romana lasciato in eredità da Plutarco, sull’arte e la capacità di ascolto, rivolte a chi non usa la buona educazione e dimentica troppo spesso il galateo istituzionale dei rapporti tra elettori ed eletti.

Ciò premesso, per sensibilità e vocazione informativa verso i nostri lettori, siamo sorpresi da un dato statistico che cade sotto i nostri occhi. Che non ha preoccupato i Ministri servitori dello Stato di fronte a 252 morti, schiacciati sotto i trattori in uso nel lavoro dei campi da non meritare né un de profundis. Tanto meno, il risveglio dal torpore estivo che assale i Palazzi del potere.

Ora, i 252 morti, citati dall’Osservatorio Indipendente di Bologna, sono attribuibili alla carenza di una decente formazione alla sicurezza.

D’altra parte l’interrogazione dell’On. Bonafede merita una chiosa elogiativa perché ingaggia una condivisibile lotta alla noncuranza.  Per cui, riesce arduo come si possano ignorare sia i dati statistici del fenomeno, sia l’iniziativa di una campagna di prevenzione. Quest’ultima, relativa alla guida in sicurezza dei trattori, delle motozappe e di altri attrezzi affini, per fornire agli operatori che cosa è bene fare per prevenire incidenti e ribaltamenti. Per non dire dell’Osservatorio Indipendente di Bologna, che, già dal 2014, aveva denunciato 152 morti nello specifico settore produttivo, avanzando la proposta ad affrontare la prevenzione con una campagna “ad hoc” rimasta lettera morta.

Duole rilevare che un’iniziativa di informazione e formazione alla sicurezza del lavoro in agricoltura sia stata cestinata. Cosa che avrebbe potuto innescare una diffusione programmatica ad altre aree del Paese. Specialmente nella fase dell’attuale EXPO di Milano che si preoccupa di nutrire il pianeta e fornire energia per la vita. La stessa che manca ad una classe politica stanca e demotivata.

A questo punto, è opportuno tornare indietro nel tempo. Cioè, al 31 dicembre 1978, sottolineando il contenuto degli interventi precedenti alla Legge 833 (più nota come Riforma Sanitaria), con la quale è stato dilapidato un intero patrimonio di cultura prevenzionale, coinvolgente anche l’agricoltura. E per evidenziare la ricerca e la sperimentazione nell’uso delle macchine agricole per metterne sotto controllo la pericolosità con prove sul campo di iniziativa dell’E.N.P.I. (Ente Nazionale Prevenzione Infortuni), in collaborazione con Istituti Tecnici Agrari di livello superiore e alcune Facoltà di agraria a indirizzo meccanico, nonché alcuni Politecnici come quelli di Bari, Milano e Torino.

Ormai, però, questo vissuto tecnico e professionale è stato relegato nell’oblio del tempo, mentre il problema, sollevato dall’On. Bonafede, non potrà e non deve mummificare tra le tante scartoffie ministeriali inevase.

Torneremo a parlarne prossimamente se lo stesso Onorevole ci gratificherà della sua significativa e benevola attenzione.

 

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