Puntuale come un cronometro in questa stagione l’esplosione di una delle tante fabbriche di fuochi pirotecnici

Puntuale come un cronometro in questa stagione l’esplosione di una delle tante fabbriche di fuochi pirotecnici

Vincenzo Lucarelli

C’è poco da meravigliarsi (e da attendere) che un Magistrato tiri le conclusioni dell’inchiesta sulla fine traumatica di una fabbrica di botti nel territorio di Modugno in provincia di Bari. Perché, per quanto riguarda la dinamica dei fatti, siamo probabilmente alle ricorrenti cause. Che avrebbero bisogno di qualche revisione legislativa e interpretativa aggiornata, alla stregua delle strutture sanitarie sottoposte da qualche mese all’attuazione di nuove norme antincendio, secondo il D.M. 19/03/2015, su cui la EPC EDITORE ha tenuto in San Giovanni Rotondo (in provincia di Foggia) il 30 giugno scorso uno specifico convegno illustrativo e divulgativo.

Infatti, sarebbe utile una più diffusa informazione e formazione alla sicurezza anche in altri settori, come quello “pirotecnico”, senza dubbio più a rischio fra i tanti, svolgendo un’opera assidua di sensibilizzazione prevenzionale sull’intero territorio del nostro Paese. Tanto più che la produzione di fuochi d’artificio già gode di una normativa in evoluzione (per essere sempre più idonea a prevenire danni a cose, persone e ambiente) in misura della diversificazione produttiva di tipo artistico e ricreativo di settore.

Le feste patronali, al di là dell’auspicio espresso dal Presidente della Repubblica sul caso Modugno, richiedono all’imprenditoria specifica di fornirsi di tutti i materiali necessari a rallegrare sagre e processioni. Richiedono altresì di tenere sotto stretta sorveglianza (e controllo) giorno e notte quanto accumulato nei depositi di riferimento.

D’altra parte, i Santi patroni non godono nel sapere a quale rischi essi stessi sono esposti dai propri fedeli, specialmente quelli che la sera delle feste ballano e si divertono legittimamente, in sincronia con i fuochi e la musica della pizzica.

A riguardo, la prevenzione potrebbe svolgere il suo ruolo con un approccio al saper fare in coerenza con la capacità di essere sempre pronti all’imprevedibile, dotandosi cioè di quella che gli psicologi del lavoro chiamano “la cassetta degli attrezzi”. Non foss’altro per agire con scrupolo a fronte della complessità del ruolo produttivo di cui trattasi da svolgere con estrema cautela.

Come pure, sarebbe necessario investire in programmi educativi di sicurezza sul lavoro mirati per suscitare nei luoghi di riferimento l’uso razionale delle facoltà intellettive.

Ecco perché non trova giustificazione una imprenditoria locale che si ritenesse vittima di alcune regole affaristiche, che ancora oggi non sarebbero calibrate sugli interessi legittimi delle identità collettive. Tali da attuarsi nella chiarezza degli obblighi morali e nella certezza dei diritti alla salute e all’incolumità fisica.

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