Pericolo Radon

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IL MONITORAGGIO DEL RADON

La Regione Puglia ha emanato la Legge Regionale 30 del 3 novembre 2016 e ss.mm.ii per ridurre al massimo l’esposizione delle persone alla radioattività naturale derivante dal GAS RADON.

Sono soggetti a questa norma tutti i locali interrati, seminterrati e piano terra aperti al pubblico e le strutture strategiche (scuole, strutture ospedaliere e strutture militari) su tutti i piani.

Alle strutture che non effettueranno questo monitoraggio verrà sospesa il certificato di agibilità di servizio.

Radon: cosa è e dove si trova

Il Radon (Rn) è un gas reattivo presente in natura ed è chimicamente inerte, inodore, incolore e privo di sapore; quindi, non può essere avvertito dai sensi, ma è dannoso per la salute dell’uomo.

È prodotto dal Radio (Ra) nella catena di decadimento dell’Uranio (U), elemento presente in quantità variabili in tutte le rocce e nel suolo.

In natura sono presenti alcuni elementi instabili che hanno la proprietà di trasformarsi in altri atomi. Questa trasformazione spontanea è detta disintegrazione radioattiva o semplicemente radioattività. Gli atomi di questi elementi prendono il nome di isotopi e differiscono tra loro nel peso atomico per la presenza di un numero maggiore di neutroni nel proprio nucleo.

Talvolta uno o più isotopi di un elemento possono essere radioattivi, come nel caso del Radon, dove il 222Rn è l’isotopo più importante e longevo (3,8 giorni) che decade nel giro di pochi giorni, emettendo radiazioni ionizzanti di tipo alfa e formando i suoi cosiddetti prodotti di decadimento.

A differenza dei suoi precursori, nella catena radioattiva, che permangono nella crosta terrestre, il gas Radon ha la possibilità di muoversi tra i pori dei materiali solidi, quindi può essere trasportato in superficie , infine, può raggiungere l’atmosfera dove si disperde.

La concentrazione del Radon, quindi in atmosfera è talmente bassa da non costituire un rischio per la salute, ma nei luoghi chiusi e non sufficientemente areati, potrebbe arrivare a valori tali da rappresentare un rischio. La principale esposizione da Radon avviene perciò in casa, nei luoghi di lavoro e nelle scuole.

Un terreno ghiaioso o ricco di fessurazioni consentirà al gas di attraversare gli strati rocciosi, mentre gli strati argillosi ricchi di acqua presenteranno una certa resistenza al suo passaggio.

I materiali da costruzione rappresentano una fonte di Radon indoor; tuttavia, alcune rocce come i graniti, i porfidi o il tufo contengono un alto tenore di Uranio che, come espresso precedentemente, è il progenitore del Radon.

Il flusso del Radon dal suolo continentale è stato valutato mediamente pari a circa 1Bq* per minuto e per m2 di superficie, per circa il 20% emanato dall’acqua nel terreno.

* Il Bq è il numero di nuclei radioattivi che decade in 1 secondo.

Effetti sull’uomo

Le radiazioni α, β e γ interagiscono con la materia e hanno azione biologica in quanto perturbano il meccanismo di divisione cellulare; il risultato è la morte o l’alterazione delle cellule (danni somatici). Se le radiazioni colpiscono le cellule riproduttive, le alterazioni possono trasmettersi per via ereditaria (danni genetici). Quando il gas Radon dal sottosuolo passa all’atmosfera, i suoi prodotti di decadimento – che emettono radiazioni α – possono aderire agli aereosol, ma anche alle polveri e ad altre particelle presenti nell’aria. Quindi, con la respirazione il Radon riesce a depositarsi nelle cellule delle prime vie aeree inducendone danni a livello del DNA.

Particolari studi e ricerche sperimentali hanno stabilito che l’esposizione al Radon, in ambienti chiusi come le abitazioni e i luoghi di lavoro, può indurre tumore ai polmoni. Secondo l’ISS (Istituto Superiore di Sanità), solo in Italia il Radon è responsabile dal 5% al 20% di tutti i casi di tumori ai polmoni, cioè da 1.500 a 5.500 ogni anno. Il Radon è la seconda causa di tumore ai polmoni dopo il fumo di tabacco. Per questo motivo l’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) e l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) hanno classificato il Radon tra i cancerogeni del I gruppo per i quali vi è la massima evidenza di cancerogenità. Per i fumatori il rischio rilevato è di 15-20 volte superiore rispetto a quello per i non fumatori.

Gli effetti biologici delle radiazioni vengono espressi in termini di dose assorbita o dose equivalente. La probabilità del danno conseguente all’esposizione ad una determinata concentrazione del Radon nell’aria risulta pertanto proporzionale al prodotto della concentrazione di attività del Radon, in Bq/m3, per le ore di esposizione e per il valore del fattore di equilibrio, dato dal rapporto tra la concentrazione di attività effettiva dei discendenti e quella che si avrebbe se i discendenti fossero in equilibrio con il Radon.

La Normativa

Il 17 Gennaio 2014 è stata pubblicata la nuova Direttiva europea sulla protezione dalle radiazioni ionizzanti “Basic Safety Standards” – Direttiva 2013/59/Euratom del Consiglio e in Italia al momento si sono mobilitate poche regioni per il monitoraggio del Radon, tra le quali la Regione Puglia che ha emanato la L. R. n.30/2016 e ss.mm.ii. che obbliga tutte le attività aperte al pubblico di effettuare il monitoraggio del Radon presente negli edifici. La Regione Puglia sino all’approvazione del Piano regionale Radon e salvo limiti di concentrazione più restrittivi previsti dalla legislazione nazionale, ovvero limiti specifici previsti per particolari attività di lavoro, per le nuove costruzioni, eccetto i vani tecnici isolati o a servizio di impianti a rete, ha fissato 300 Bq/m3, misurato con strumentazione passiva, il livello limite di riferimento per concentrazione di attività di gas radon in ambiente chiuso e in tutti i locali dell’immobile interessato.

Come effettuare il monitoraggio

L’unico metodo sicuro per determinare la concentrazione del gas Radon all’interno della propria abitazione, indipendentemente dai risultati delle campagne di misura effettuate precedentemente è la misura diretta. È dimostrato, infatti, che il Radon penetra negli edifici secondo dinamiche complesse, pertanto è difficile valutarne teoricamente la concentrazione. Edifici adiacenti, con caratteristiche costruttive identiche, possono presentare concentrazioni di Radon diverse; inoltre, vi sono forti variazioni sia spaziali che temporali; edifici vicini possono avere concentrazioni diverse, ci possono essere variazioni tra giorno e notte, estate ed inverno e tra diverse condizioni meteorologiche. Quindi, grandezze che influenzano la concentrazione del radon sono: la temperatura (per alcuni materiali raddoppia passando da 10 °C a 35 °C), la pressione atmosferica, il grado di umidità e la polverosità, che determina la percentuale dei ‘figli’ del Radon legati al pulviscolo nell’aria.

Per il monitoraggio si utilizza un piccolo dispositivo, chiamato dosimetro, in cui è presente un materiale che, essendo sensibile alle particelle α emesse durante il processo di decadimento del radon, rimane impresso con tracce indelebili. Il numero di tracce rilevate sul materiale è proporzionale alla concentrazione del gas nell’ambiente. Al termine del campionamento il dispositivo viene analizzato in laboratorio certificato, come indicato nel D.Lgs. 17 marzo 1995, n. 230 e ss.ii.mm. (D.Lgs. n. 187/2000, D.Lgs. n. 241/2000, D.Lgs.257/2001).

Il numero delle tracce rilevate è proporzionale alla concentrazione del radon presente nell’ambiente in esame.

I possibili interventi

Anche se non è possibile eliminare del tutto la presenza del radon dagli ambienti in cui si vive, sono possibili diversi tipi di intervento per ridurre la concentrazione nell’aria del Radon e dei discendenti quali:

  • realizzazione di sigillatura dei pavimenti e delle pareti interrate con materiali non permeabili o poco permeabili al gas Radon;

  • pressurizzazione dell’interno dei locali interessati rispetto all’ambiente esterno;

  • realizzazione di ventilazione forzata nei locali interessati, con un numero adeguato di ricambi/ora a tutta aria esterna;

  • realizzazione di ventilazione dell’interno dei muri cavi e dei mattoni cavi sui quali è poggiato il pavimento;

  • realizzazione di intercapedini aerate al di sotto del pavimento e tra le pareti interrate ed il terrapieno circostante;

  • messa in opera di sistemi di aspirazione che risucchino i gas provenienti dal suolo sottostante, limitandone la parte che raggiunge il pavimento e le pareti interrate.

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