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Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro

Sail626

28 aprile 2018

Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro

Anche quest’anno l’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) promuove la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro, il 28 aprile 2018. Il tema scelto per la campagna d’informazione e prevenzione del 2018 è quello del miglioramento delle condizioni di sicurezza e di salute dei giovani lavoratori e della lotta al lavoro minorile.

Le statistiche sono preoccupanti. Secondo i rilevamenti dell’Organizzazione pubblicati a settembre dello scorso anno, 152 milioni di bambini fra i 5 ed i 17 anni sono vittima di lavoro minorile, 73 milioni dei quali sono impiegati in condizioni di lavoro pericolose. La grande maggioranza di questi bambini si trova in Asia, nelle regioni del Pacifico ed in Africa, continente nel quale lavora ben un bambino su cinque.

Il 48% delle vittime del lavoro minorile ha meno di undici anni. È l’agricoltura lo scenario principale di questo fenomeno, ma non mancano dati relativi al settore industriale, ai servizi e al lavoro minorile domestico (spesso molto difficile da rilevare).

In termini globali, il 15% della forza lavoro mondiale è costituita da giovani fra i 15 ed i 24 anni, nel pieno del loro sviluppo fisico e psicologico ed in molti casi privi delle più semplici cognizioni di sicurezza ed inconsapevoli dei rischi che il lavoro pone alla loro salute.

La campagna di quest’anno va ad unirsi a quella della Giornata mondiale contro il lavoro minorile (WDACL), ed ha lo scopo di accelerare il cammino dei cittadini e delle istituzioni verso il traguardo di un ambiente di lavoro sicuro per tutti i lavoratori entro il 2030 e quello di porre fine a tutte le forme di lavoro minorile entro il 2025, come sottoscritto dall’Organizzazione delle Nazioni Unite all’interno dell’agenda Sustainable Development Goal (SDG, Traguardi di Sviluppo Sostenibile) pubblicata il 25 settembre 2015.

Per raggiungere questi obiettivi è cruciale diffondere la consapevolezza dell’attuale situazione e prendere coscienza dell’importanza sociale e sanitaria del problema, affinché il percorso verso il miglioramento delle condizioni di lavoro giovanile –nel mondo come nelle realtà locali— sia rapido, e si possa mettere fine ad ogni forma di lavoro minorile.

Per celebrare l’evento e contribuire al programma di sviluppo e sensibilizzazione in occasione della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro, SAIL626 ha in programmazione un seminario i cui dettagli verranno pubblicati a breve.

Sostituzione Medico Competente

Sail626

Articolo Pubblicato su Punto Sicuro

Si assiste spesso alla prassi della sostituzione del Medico Competente nominato dall’azienda con un medico sostituto.

A fronte di tale pratica, a volte anche frequente, val la pena qui ricordare per sommi capi come sia regolata giuridicamente tale materia.

L’Interpello Min.Lav. prot.n.25/I/0001768 del 23.02.2006

Nel ricostruire nei suoi tratti essenziali tale disciplina, il pensiero corre anzitutto all’Interpello Min.Lav. prot.n.25/I/0001768 del 23.02.2006, che specifica, con riferimento alla figura del Medico Competente, che “la prassi di farsi sostituire da un collega deve ritenersi non consentita alla luce delle norme vigenti. L’unica eccezione a questo orientamento può consistere nella assenza per malattia o in altri impedimenti oggettivi del medico competente, a seguito dei quali potrebbe verificarsi la necessità della sua sostituzione, sempre su incarico del datore di lavoro, con altro medico.”

L’Interpello precisa inoltre che “è evidente tuttavia, che in questo caso il sostituto, per il periodo di nomina, risponderebbe personalmente del proprio operato e nell’eventualità di controlli sanitari periodici già programmati, dovrà necessariamente provvedere non solo all’effettuazione materiale della visita ma anche al rilascio del certificato di idoneità alla mansione, assumendosi la piena responsabilità della valutazione operata.”

In linea con quanto affermato dal Ministero del Lavoro in tale Interpello, un verbale del 2010 del Dipartimento di Prevenzione (Articolazione PISLL) di Firenze specifica, con riferimento alla figura del Medico Competente, che “possono essere previste occasionali sostituzioni per cause di forza maggiore (assenza per malattia, per ferie, ecc. del medico incaricato e presenza di scadenze non dilazionabili come visite preassuntive, visite dopo assenze superiori a 60 giorni, scadenze delle visite periodiche, ecc.) chiarendo che i certificati di idoneità devono essere redatti e firmati dal medico competente che ha effettuato la visita medica.” (Allegato al Verbale della riunione del 20 aprile 2010 dell’Articolazione PISLL ex art. 67 L.R. 40/2005 a Firenze – Fonte SNOP.)

E in ogni caso il Medico Competente che, sulla base dei presupposti su indicati (es. impedimento oggettivo del Medico Competente aziendale), sostituisca quest’ultimo, deve essere formalmente nominato dal datore di lavoro.

Non va dimenticato infatti che ciò che fa da sfondo a tale disciplina è il rapporto fiduciario tra Datore di lavoro e Medico Competente. Come sottolineato in termini generali dallo stesso documento fiorentino, infatti, “il rapporto biunivoco chiaro tra MC e Unità produttiva (intesa anche in termini di reparto, dipartimento o comunque unità/struttura lavorativa in sé identificabile e delimitabile) tutela efficacemente il lavoratore, non fa trovare scoperto il DL, e definisce in maniera chiara le caratteristiche ed i limiti della responsabilità delle varie figure del sistema di prevenzione aziendale anche nei confronti dell’OdV e dell’Autorità Giudiziaria)”. Ciò vale primariamente in caso di nomina di più medici competenti (tema a cui tale documento è specificatamente dedicato) ma anche, concettualmente per quanto attiene alla definizione del perimetro del rapporto tra il Medico Competente e l’azienda/il datore di lavoro, in caso di nomina di un medico sostituto nei casi previsti dalla disciplina richiamata.

Tutto ciò ricordando sempre, in ogni caso e quindi anche nel caso qui preso in esame, che gli obblighi che gravano su un Medico Competente quando viene nominato da un datore di lavoro sono obblighi che “viaggiano in blocco”.

 

Se prendiamo ad esempio in considerazione gli obblighi del Medico Competente elencati nell’art.25 del decreto 81/08, questi non sono dissociabili tra loro e questo principio non conosce deroghe.

Un’applicazione di tale principio si ha anche nel caso della nomina di più Medici Competenti.

In un verbale del 12 aprile 2010 relativo ad un incontro della Procura di Torino con gli operatori ASL in merito al raccordo e alle interpretazioni delle norme del Testo Unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 81/08) così come modificato ed integrato dal decreto legislativo n.106/09, ad esempio, viene precisato, con riferimento all’art.39 comma 6 D.Lgs. 81/08, “che nel caso di nomina di più medici competenti esiste una responsabilità concorrente in relazione agli obblighi definiti dalla norma. In particolare il medico competente che effettua la sorveglianza sanitaria deve anche collaborare alla valutazione dei rischi e visitare i luoghi di lavoro in relazione ai lavoratori da lui controllati.

Non è ammissibile la pratica di far effettuare le visite mediche a soggetti diversi dal medico competente.”

La sentenza n. 24290 del 28 giugno 2005

Un esempio giurisprudenziale relativo alla responsabilità di un Medico Competente “sostituto” può essere rintracciato in Cassazione Penale, 28 giugno 2005 n. 24290.

Qui un Medico Competente è stato chiamato a rispondere del reato di lesioni personali colpose per avere – in qualità di Medico Competente di una ditta X dal settembre 1996 al gennaio 1997 – cagionato una lesione personale consistita in una malattia durata oltre 40 giorni (dermatite allergica da contatto localizzata al volto e alle mani) ad una lavoratrice dipendente di tale ditta, addetta in quel periodo al montaggio di proiettori di veicoli industriali e, perciò, esposta nell’ambiente di lavoro a resine epossidiche.

L’imputato, che era già dipendente di tale ditta e già assolveva alla funzione di medico competente in altri stabilimenti, nel periodo che va dal settembre 1996 al gennaio 1997 è stato medico competente di tale ditta X in sostituzione temporanea del medico titolare, assente per malattia.

La lavoratrice era stata addetta dal settembre ‘96 al montaggio di proiettori, lavorazione che prevede l’utilizzo di un collante a base di resine epossidiche, attraverso una pistola a spruzzo. Sulla sua postazione mancava un impianto di aspirazione dei vapori e fumi.

Uno/due mesi dopo il settembre ‘96 l’operaia cominciava ad accusare disturbi quali bruciore agli occhi, alla bocca, al naso, al polso. Il giorno 14 novembre 1996 ella si è recata in sala medica e, in assenza del medico competente, ha parlato con l’infermiera che ha annotato i sintomi riferiti dalla lavoratrice sul diario di sala medica (prurito viso, occhi, palpebre, avambraccia – U64. Terapia Polaramin, cioè un antistaminico locale); l’infermiera non ha riferito nulla all’imputato.

I disturbi dell’operaia sono continuati, tanto che il 28 febbraio 1997, quando l’imputato è stato nel frattempo sostituito dal medico titolare, la lavoratrice si è ripresentata in sala medica, lamentando prurito al viso e le è stata nuovamente indicata la terapia con Polaramin; l’operaia si è rivolta allora al proprio medico curante di base, su indicazione del quale è stata sottoposta il 3 marzo 1997 a tests allergologici che sono risultati positivi; ha riferito in fabbrica tale situazione ed è stata variata la sua postazione di lavoro; i disturbi a questo punto si sono attenuati fino a scomparire totalmente.

Il giudice di primo grado ha assolto l’imputato rilevando che lo stesso, in quanto medico supplente, non aveva obbligo di visita periodica della lavoratrice né doveva segnalare al datore di lavoro i sintomi denunciati dalla medesima all’infermiera il 14.11.96 sia perché non vi era stato un contatto diretto tra il medico e la donna, sia perché la stessa aveva indicato un sintomo, il prurito, del tutto generico, laddove la dermatite da contatto dà manifestazioni oggettive come eritema, edema, presenza di vesciche; inoltre, la lavoratrice, nel periodo in cui era stato presente l’imputato, non era più tornata in sala medica.

La Corte d’Appello ha invece condannato l’imputato e, sulla stessa linea, si è posta la sentenza di Cassazione, la quale ha confermato le argomentazioni del Giudice d’Appello (pur dovendo dichiarare il reato estinto per intervenuta prescrizione).

Secondo la Cassazione il momento consumativo del reato contestato al Medico Competente è da far risalire al periodo di tempo intercorrente tra il momento in cui egli ha posto in essere la condotta colposa contestatagli, cioè quando la lavoratrice si recò in sala medica per essere visitata, ed il momento della cessazione dalla carica di medico competente.

La circostanza che la malattia della lavoratrice sia insorta, secondo la valutazione dei consulenti, in epoca precedente a quella in cui il medico iniziò la sostituzione, non ha alcuna rilevanza in ordine al reato al medesimo contestato, potendo evidentemente tale reato sussistere solo dal momento in cui quegli ha assunto la posizione di garanzia ed avrebbe quindi dovuto e potuto porre in essere quei comportamenti, invece omessi, a tutela della salute della lavoratrice.

Peraltro secondo la Corte nella contestazione mossa all’imputato di aver cagionato tale malattia è compreso, essendo stata specificata nello stesso capo di imputazione, l’addebito della mancata diagnosi della malattia stessa.

La sentenza a questo punto pone la seguente questione: “nessun dubbio potendo sussistere sulla circostanza che il Dott… si trovasse, sia pure temporaneamente, data la sua qualità di sostituto del medico titolare dell’incarico, nella qualità di medico competente, si tratta però di stabilire quali tra gli obblighi […] potessero a lui fare carico”.

La Corte ritiene che, nel caso di specie, “tenuto conto della brevità dell’incarico, non potesse a lui riferirsi l’obbligo di quegli accertamenti preventivi e periodici […] che, essendo connessi alla organizzazione generale dell’attività medica di fabbrica, debbono essere preventivati e strutturati secondo cadenze e modalità generali, di lunga durata, comunque incompatibili con una sostituzione che si è esaurita nell’arco di pochi mesi; tuttavia, secondo quanto questa Corte ha già avuto modo di osservare nella sentenza del 1.8.2001 n. 33751, Farabi, gli accertamenti periodici […] non sono solo quelli per così dire “programmati” e cioè effettuati in date prefissate, con una frequenza prestabilita, ma possono essere effettuati anche in momenti diversi da quelli programmati […], essendosi ad esempio verificato un qualche accadimento che imponga di verificare lo stato di salute del lavoratore ed effettuare un giudizio formale sulla sua idoneità alla mansione specifica cui è adibito.”

In conclusione, la Cassazione ritiene che “l’essersi recata la donna nell’ambulatorio, dove la stessa si aspettava di trovare il medico e dove il medico avrebbe dovuto essere, costituisca, indipendentemente dal fatto che la assenza del Dott… possa essere stata del tutto giustificata, un comportamento equivalente alla richiesta di visita, o comunque, data la chiara annotazione dei sintomi indicatori della malattia (sui quali l’accertamento compiuto dal giudice di appello è congruamente motivato e pertanto non censurabile) un comportamento che avrebbe imposto una visita periodica […], a fronte del quale il medico aveva l’obbligo di effettuare la visita stessa; di conseguenza il non essersi attivato affinché si rendesse possibile, con opportuna tempestività, la visita della donna nei giorni successivi costituisce colpa del medesimo.”

 

Articolo pubblicato al seguente link:

 

https://www.puntosicuro.it/sicurezza-sul-lavoro-C-1/rubriche-C-98/sentenze-commentate-C-103/se-quando-il-medico-competente-puo-essere-sostituito-AR-17898/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_content=3&utm_campaign=nl20180322%2BPuntoSicuro%3A+sommario+del+22+marzo+2018&iFromNewsletterID=1805

 

Pericolo Radon

Sail626

IL MONITORAGGIO DEL RADON

La Regione Puglia ha emanato la Legge Regionale 30 del 3 novembre 2016 e ss.mm.ii per ridurre al massimo l’esposizione delle persone alla radioattività naturale derivante dal GAS RADON.

Sono soggetti a questa norma tutti i locali interrati, seminterrati e piano terra aperti al pubblico e le strutture strategiche (scuole, strutture ospedaliere e strutture militari) su tutti i piani.

Alle strutture che non effettueranno questo monitoraggio verrà sospesa il certificato di agibilità di servizio.

Radon: cosa è e dove si trova

Il Radon (Rn) è un gas reattivo presente in natura ed è chimicamente inerte, inodore, incolore e privo di sapore; quindi, non può essere avvertito dai sensi, ma è dannoso per la salute dell’uomo.

È prodotto dal Radio (Ra) nella catena di decadimento dell’Uranio (U), elemento presente in quantità variabili in tutte le rocce e nel suolo.

In natura sono presenti alcuni elementi instabili che hanno la proprietà di trasformarsi in altri atomi. Questa trasformazione spontanea è detta disintegrazione radioattiva o semplicemente radioattività. Gli atomi di questi elementi prendono il nome di isotopi e differiscono tra loro nel peso atomico per la presenza di un numero maggiore di neutroni nel proprio nucleo.

Talvolta uno o più isotopi di un elemento possono essere radioattivi, come nel caso del Radon, dove il 222Rn è l’isotopo più importante e longevo (3,8 giorni) che decade nel giro di pochi giorni, emettendo radiazioni ionizzanti di tipo alfa e formando i suoi cosiddetti prodotti di decadimento.

A differenza dei suoi precursori, nella catena radioattiva, che permangono nella crosta terrestre, il gas Radon ha la possibilità di muoversi tra i pori dei materiali solidi, quindi può essere trasportato in superficie , infine, può raggiungere l’atmosfera dove si disperde.

La concentrazione del Radon, quindi in atmosfera è talmente bassa da non costituire un rischio per la salute, ma nei luoghi chiusi e non sufficientemente areati, potrebbe arrivare a valori tali da rappresentare un rischio. La principale esposizione da Radon avviene perciò in casa, nei luoghi di lavoro e nelle scuole.

Un terreno ghiaioso o ricco di fessurazioni consentirà al gas di attraversare gli strati rocciosi, mentre gli strati argillosi ricchi di acqua presenteranno una certa resistenza al suo passaggio.

I materiali da costruzione rappresentano una fonte di Radon indoor; tuttavia, alcune rocce come i graniti, i porfidi o il tufo contengono un alto tenore di Uranio che, come espresso precedentemente, è il progenitore del Radon.

Il flusso del Radon dal suolo continentale è stato valutato mediamente pari a circa 1Bq* per minuto e per m2 di superficie, per circa il 20% emanato dall’acqua nel terreno.

* Il Bq è il numero di nuclei radioattivi che decade in 1 secondo.

Effetti sull’uomo

Le radiazioni α, β e γ interagiscono con la materia e hanno azione biologica in quanto perturbano il meccanismo di divisione cellulare; il risultato è la morte o l’alterazione delle cellule (danni somatici). Se le radiazioni colpiscono le cellule riproduttive, le alterazioni possono trasmettersi per via ereditaria (danni genetici). Quando il gas Radon dal sottosuolo passa all’atmosfera, i suoi prodotti di decadimento – che emettono radiazioni α – possono aderire agli aereosol, ma anche alle polveri e ad altre particelle presenti nell’aria. Quindi, con la respirazione il Radon riesce a depositarsi nelle cellule delle prime vie aeree inducendone danni a livello del DNA.

Particolari studi e ricerche sperimentali hanno stabilito che l’esposizione al Radon, in ambienti chiusi come le abitazioni e i luoghi di lavoro, può indurre tumore ai polmoni. Secondo l’ISS (Istituto Superiore di Sanità), solo in Italia il Radon è responsabile dal 5% al 20% di tutti i casi di tumori ai polmoni, cioè da 1.500 a 5.500 ogni anno. Il Radon è la seconda causa di tumore ai polmoni dopo il fumo di tabacco. Per questo motivo l’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) e l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) hanno classificato il Radon tra i cancerogeni del I gruppo per i quali vi è la massima evidenza di cancerogenità. Per i fumatori il rischio rilevato è di 15-20 volte superiore rispetto a quello per i non fumatori.

Gli effetti biologici delle radiazioni vengono espressi in termini di dose assorbita o dose equivalente. La probabilità del danno conseguente all’esposizione ad una determinata concentrazione del Radon nell’aria risulta pertanto proporzionale al prodotto della concentrazione di attività del Radon, in Bq/m3, per le ore di esposizione e per il valore del fattore di equilibrio, dato dal rapporto tra la concentrazione di attività effettiva dei discendenti e quella che si avrebbe se i discendenti fossero in equilibrio con il Radon.

La Normativa

Il 17 Gennaio 2014 è stata pubblicata la nuova Direttiva europea sulla protezione dalle radiazioni ionizzanti “Basic Safety Standards” – Direttiva 2013/59/Euratom del Consiglio e in Italia al momento si sono mobilitate poche regioni per il monitoraggio del Radon, tra le quali la Regione Puglia che ha emanato la L. R. n.30/2016 e ss.mm.ii. che obbliga tutte le attività aperte al pubblico di effettuare il monitoraggio del Radon presente negli edifici. La Regione Puglia sino all’approvazione del Piano regionale Radon e salvo limiti di concentrazione più restrittivi previsti dalla legislazione nazionale, ovvero limiti specifici previsti per particolari attività di lavoro, per le nuove costruzioni, eccetto i vani tecnici isolati o a servizio di impianti a rete, ha fissato 300 Bq/m3, misurato con strumentazione passiva, il livello limite di riferimento per concentrazione di attività di gas radon in ambiente chiuso e in tutti i locali dell’immobile interessato.

Come effettuare il monitoraggio

L’unico metodo sicuro per determinare la concentrazione del gas Radon all’interno della propria abitazione, indipendentemente dai risultati delle campagne di misura effettuate precedentemente è la misura diretta. È dimostrato, infatti, che il Radon penetra negli edifici secondo dinamiche complesse, pertanto è difficile valutarne teoricamente la concentrazione. Edifici adiacenti, con caratteristiche costruttive identiche, possono presentare concentrazioni di Radon diverse; inoltre, vi sono forti variazioni sia spaziali che temporali; edifici vicini possono avere concentrazioni diverse, ci possono essere variazioni tra giorno e notte, estate ed inverno e tra diverse condizioni meteorologiche. Quindi, grandezze che influenzano la concentrazione del radon sono: la temperatura (per alcuni materiali raddoppia passando da 10 °C a 35 °C), la pressione atmosferica, il grado di umidità e la polverosità, che determina la percentuale dei ‘figli’ del Radon legati al pulviscolo nell’aria.

Per il monitoraggio si utilizza un piccolo dispositivo, chiamato dosimetro, in cui è presente un materiale che, essendo sensibile alle particelle α emesse durante il processo di decadimento del radon, rimane impresso con tracce indelebili. Il numero di tracce rilevate sul materiale è proporzionale alla concentrazione del gas nell’ambiente. Al termine del campionamento il dispositivo viene analizzato in laboratorio certificato, come indicato nel D.Lgs. 17 marzo 1995, n. 230 e ss.ii.mm. (D.Lgs. n. 187/2000, D.Lgs. n. 241/2000, D.Lgs.257/2001).

Il numero delle tracce rilevate è proporzionale alla concentrazione del radon presente nell’ambiente in esame.

I possibili interventi

Anche se non è possibile eliminare del tutto la presenza del radon dagli ambienti in cui si vive, sono possibili diversi tipi di intervento per ridurre la concentrazione nell’aria del Radon e dei discendenti quali:

  • realizzazione di sigillatura dei pavimenti e delle pareti interrate con materiali non permeabili o poco permeabili al gas Radon;

  • pressurizzazione dell’interno dei locali interessati rispetto all’ambiente esterno;

  • realizzazione di ventilazione forzata nei locali interessati, con un numero adeguato di ricambi/ora a tutta aria esterna;

  • realizzazione di ventilazione dell’interno dei muri cavi e dei mattoni cavi sui quali è poggiato il pavimento;

  • realizzazione di intercapedini aerate al di sotto del pavimento e tra le pareti interrate ed il terrapieno circostante;

  • messa in opera di sistemi di aspirazione che risucchino i gas provenienti dal suolo sottostante, limitandone la parte che raggiunge il pavimento e le pareti interrate.

Corso Primo Soccorso

Sail626

CORSO DI FORMAZIONE PER ADDETTI AL PRIMO SOCCORSO 

 Data Corso: 23, 26 e 27 Febbraio 2018

Luogo del Corso: Corso Umberto I, 127 – Cisternino (BR)

Durata Corso: 12 Ore (Gruppi B e C)

SAIL626 organizza corsi di formazione per addetti Primo Soccorso aziendale conformi alle indicazioni del D.M. n. 388/03.

Il corso è rivolto a tutte le aziende con dipendenti tenute ad ottemperare il predetto obbligo formativo.

Il Corso sarà diviso in 3 moduli:

modulo I (4 ore)

  • Allertare il sistema di soccorso
  • Riconoscere un’emergenza sanitaria
  • Attuare gli interventi di primo soccorso
  • Conoscere i rischi specifici dell’attività svolta

Modulo II (4 ore)

  • Acquisire conoscenze generali sui traumi in ambiente di lavoro
  • Acquisire conoscenze generali sulle patologie specifiche in ambiente di lavoro

Modulo III (4 ore)

  • Acquisire capacità di intervento pratico mediante prova con manichino per esercitazioni pratiche

Per info e costi:

SAIL 626 srl
Sede operativa: Via Regina Margherita, 4 – 72014 Cisternino (Br)

Tel: 080/4448760 (uffici)
335/7547980 (commerciale)

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